La Dolina dei Druidi di Fernetti

La Dolina dei Druidi di Fernetti (alias Valle della Luna, alias Dolina delle Streghe, alias Tempio del Sole ma anche Tempio della Luna) o, prosaicamente, la Dolina Rossoni. È uno degli angoli più chiacchierati del Carso Triestino, per il velo di mistero che circonda le sue bizzarre costruzioni, ormai in rovina.

Andiamo con ordine…

La Dolina, per alcuni è sempre stata la Valle della Luna, ma il suo vero nome sarebbe “Dolina dei Druidi”, chiamiamola così, in rispetto del suo edificatore.

La Dolina dei Druidi si trova a poche decine di metri dall’autoporto di Fernetti. Per raggiungerla, bisogna seguire la strada che, da Fernetti, conduce verso Monrupino. Una volta superato il cavalcavia sopra all’autoporto, sulla sinistra c’è una piazzola di parcheggio.

Da lì, una strada sterrata corre parallelamente al cavalcavia, verso l’autoporto, e poi piega a destra continuando a costeggiarlo. Dobbiamo seguirla (scavalcando i cumuli di immondizia scaricati dal soprastante autoporto (ah, la civiltà e l’educazione dei camionisti!) e, al termine di un’ampia curva, abbandoneremo (finalmente) l’autoporto seguendo un sentiero (esiste anche la possibilità di seguire un sentiero che si dirige nella direzione opposta addentrandosi subito nel bosco, di li azzeccando la direzione giusta a un paio di bivi si raggiunge la Dolina dei Druidi dal lato opposto).

Un’immagine val più di mille parole. Quindi, seguite la mappa:

 

 

Pochi metri, e sul bordo del sentiero cominciano le sorprese: tre grandi archi in pietra, seminascosti dalla vegetazione, ci indicano la porta verso un mondo suggestivo e misterioso:

 

Più avanti, scendendo nella dolina lungo una strada che la percorre a spirale, intravediamo i resti di costruzioni dall’aspetto fantastico: archi, guglie, finestre che occhieggiano sul nulla, e steli in gran parte abbattute che sembrano sentinelle.

 

Sul fondo, i resti infranti di un grande tavolo di pietra, che un tempo era circondato da lunghe file di scranni e sedili, e da un trono maestoso. Le rovine ci lasciano intuire un passato ancor più suggestivo.

 

Tanto si è scritto su questa dolina abbandonata e dimenticata e in molti si chiedono chi sia stato a costruirla. Le ipotesi che sono girate nel corso degli anni sono le più varie e folli: scenografia per un film, tempio per messe nere, tempio nazista… beh, nulla di tutto ciò.  Effettivamente, delle messe nere vi furono senz’altro celebrate (il rinvenimento sia pur sporadico di resti di candele nere, carcasse di polli e parafernali vari lascia poco spazio a dubbi in proposito) ma non era certo nelle intenzioni del costruttore. Come pure la dolina fu sede di moltissimi likoff: anche qui, il rinvenimento tutt’altro che sporadico di lattine di birra, di resti di falò e pantagrueliche grigliate non lascia proprio alcun spazio ad eventuali dubbi. Ma anche questo non era nelle intenzioni del costruttore.

IL SEGRETO DELLA “DOLINA DEI DRUIDI”

E quindi?

La spiegazione certa sulla sua origine ce la dà Dante Cannarella, in “Leggende del Carso Triestino” (ed. Italo Svevo, 2004). Dante Cannarella ci racconta che negli anni ’50 un “commerciante triestino” acquistò un vasto appezzamento di terreno (quasi un centinaio di ettari), e fece edificare da un contadino del luogo le bizzarre costruzioni.

Il commerciante riteneva quel luogo abitato dall’antico popolo dei Druidi, guidati da un saggio re. Gli obelischi eretti lungo la strada erano i suoi guerrieri, trasformati in pietra. Il popolo dei Druidi si era nascosto nelle grotte, in attesa del giorno in cui gli uomini avranno finito di distruggersi a vicenda.

Quando il sognatore artefice di tutto ciò morì, la struttura finì in abbandono, e pochi anni dopo fu sfiorata dal cantiere del nuovo autoporto, che la risparmiò per pochi metri.

Di solito, scoprire il fondamento di verità che sta alle basi di una leggenda significa smitizzarla e distruggerla. In questo caso non è così: la Dolina dei Druidi fu costruita da un romantico sognatore, e fu la realizzazione di un sogno. Fu realizzata con passione e con amore, inseguendo un mito tra le aspre rocce del Carso.

Averne scoperto quindi la vera storia non la smitizza affatto, ma anzi, le dona un fascino nuovo, più completo, superiore a quello che le dava la sola l’incertezza della sua origine. Perché, scoprendone la vera storia perdiamo i “si dice” ma la meraviglia resta.

Oggi gran parte del terreno circostante è coperto dall’asfalto dell’autoporto, i sentieri ingombri di immondizia, il popolo dei Druidi si sarà nascosto ancor più profondamente, per fuggire a tale scempio. Ma non si nasconderà di certo a chi ha occhi per vederlo. Quindi noi possiamo ancora sederci sui resti degli scranni, ascoltare il vento… e sognare.

LA DOLINA COME SI PRESENTAVA NEL SECOLO SCORSO

Una cinquantina d’anni fa, prima che la natura riprendesse pian piano la sua supremazia in quell’antro del Carso, le condizioni della Dolina dei Druidi erano tali da poterne ammirare le architetture in tutto il suo splendore.

Poco dopo aver intrapreso il sentiero arrivavano incontro delle colonne alte, in pietra del carso, monoliti che si ergevano nella radura a segnare la via.

Poi i tre archi…

Ed oltre si giungeva al bordo della dolina.

In alcuni punti, dal bordo, sorgevano costruzioni, sempre bianchissime, sempre sconnesse, sempre di pietre grezze trovate nei dintorni; dai tetti spianati e coperti da rampicanti, che dal suolo salivano infrattandosi tra i sassi aspri e spigolosi di quelle arcaiche case, sorgevano a volte pinnacoli dalle strane, ma sempre naturali, forme bianche.

I fianchi della dolina erano segnati da un sentiero comodo che, a spirale, scendeva fino all’ampio fondo. Sul lato verso monte continuavano, per tutto il percorso, ad aprirsi celle, ripostigli, antri, a volte chiusi da cancellate di rami intrecciati, alternati ad alberi che spesso coprivano il cielo.

Il lato esterno del sentiero era delimitato da stele di varie dimensioni e ancora alberi e fronde che salivano dai piani inferiori.

A volte ci si ritrovava a camminare sotto volti e volute ed il fondo lo si vedeva tra un’arcata e l’altra.

Il mondo conosciuto sembrava ormai lontano, confinato dai primi tre archi in pietra, ed il silenzio caratteristico delle doline aumentava l’aspetto surreale del luogo. Neppure la bora riusciva facilmente a rompere quei confini non segnati.

La spirale finiva in uno spiazzo largo e sgombro da rami e fusti, contornato ancora da strane costruzioni, al centro un tavolo in pietra lungo: da un lato scranni dall’alto schienale, dall’altro sgabelli bassi.

Davanti agli alti scranni, in alto sull’ultima voluta del sentiero, esposto alla vista di tutti, ma protetto alle spalle da una colonna di pietra che si apriva ai lati in due archi, un trono. Ai suoi piedi, sul fondo una specie di altare sacrificale, forse, o un focolare.


LA DOLINA COME SI PRESENTA OGGI

Foto scattate da noi personalmente per documentare lo stato attuale della dolina così come si presenta nell’aprile 2013

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OGGI, GUARDANDONE LE ROVINE, POSSIAMO SOLO CHIUDERE GLI OCCHI E SOGNARE DEL VECCHIO SPLENDORE DELLA “DOLINA DEI DRUIDI” ORAMAI INGOIATO DALL’INCESSANTE PREDOMINIO DELLA NATURA E DAL VANDALISMO DELL’UOMO. MA VALE LA PENA CON QUESTO RACCONTO E CON LE VECCHIE FOTO TRAMANDARE QUESTA SUGGESTIVA STORIA CONSUMATASI NEI BOSCHI DEL NOSTRO CARSO.


FONTI:

Carso Segreto (ottobre 2009)
Spifferi di Trieste (dicembre 2008)
In pausa (agosto 2010)
A Trieste (settembre 2007)

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